Giovedì, Novembre 22, 2007
"Al commissariato offesa e trascinata come un animale"
tratto da www.informa-azione.info
"Al commissariato offesa e trascinata come un animale"
Giovane badante romena accusa la polizia. La replica: «Nessuna aggressione, quella donna mente»
Sono
passati dieci giorni e le braccia di Ilinca Plugaru sono ancora coperte
di lividi grandi come cartoline. Ieri, nel salone del Consolato
Generale di Romania, in via Ancora 7, la badante nata 34 anni fa a
Bacau, residente a Nichelino, ha raccontato la sua storia e mostrato i
segni della violenza senza giustificazioni subita nel commissariato
Mirafiori. Violenza fisica e umiliazioni di un solo agente, ma viste e
udite da altri.
Ilinca Plugaru ha chiesto assistenza alla sua rappresentanza
diplomatica. Il console Alexandru Dumitrescu: «Abbiamo due legali a
disposizione dei nostri concittadini che sentano di essere stati offesi
nei loro diritti e nella loro dignità. I romeni qui non sono soli».
La vicenda ha origini lontane. «Assisto da oltre tre anni, 4 ore al giorno, un anziano di 84 anni - ha detto la donna, che in Romania ha un figlio tredicenne ed è a Torino con il marito - che già con il decreto flussi 2006 avrebbe voluto regolarizzare la mia situazione contro il parere dei figli. Quando poi la Romania, all’inizio dell’anno, è entrata nell’Unione Europea, il mio datore di lavoro mi ha assunta. Da quel giorno i problemi coi figli sono diventati seri».
Accuse al padre di sprecare soldi, avvio dell’iter per l’interdizione, denuncia da parte della badante contro i figli dell’anziano per maltrattamenti, denuncia dei figli nei confronti della donna per circonvenzione d’incapace. E altro ancora. «Una vitaccia. Ma il mio datore di lavoro, che ha dimostrato al giudice di essere perfettamente autonomo, non è mai retrocesso di un passo». La stima per Ilinca l’ha messa anche a verbale davanti alle forze dell’ordine, così come ha sottoscritto, in luglio, una pesante accusa contro un figlio.
Nel tempo, la denuncia contro la donna ha fatto il suo corso e il pm Maresca ha disposto una perquisizione nella sua casa. Siamo al 10 novembre. Finita l’operazione, sequestrati due documenti, Ilinca Plugaru si rende conto che nel verbale è scritto che la cantina è stata perquisita. «Non lo era stata e non ho firmato. Ho chiesto che la controllassero per mia tranquillità». Agenti e badante risalgono sulla volante alla volta di Nichelino, ma una telefonata impone il dietrofront.
«Siamo ridiscesi in cortile, ma subito mi sono accorta di aver lasciato la borsa sul sedile. Ho fatto per prenderla. Ma un poliziotto, Fabio, ha cominciato a urlare, mi ha dato un colpo fortissimo sul braccio destro. La borsa è caduta. Mi sono chinata e lui si è accanito contro di me, mi ha presa per le braccia e mi ha trascinata come un animale, con una violenza incredibile, per due piani. Mi faceva male da morire. Lui urlava: puttana, romena del c., faccio espellere te e quelli come te. I colleghi ridevano, io piangevo, stavo per svenire. Poi è intervenuto il capo. Ha voluto sapere cosa fosse successo. “Non ho capito che volesse prendere la borsa”, ha detto Fabio».
Poche ore dopo, il referto del pronto soccorso dell’ospedale di Moncalieri: 7 giorni di prognosi e segnalazione d’ufficio all’autorità giudiziaria. L’avvocato Fracon, che assiste la donna, nei giorni scorsi si è rivolto al pm Maresca, che aveva disposto la perquisizione. «Mi ha invitato a presentare denuncia», dice il legale.
La replica: «Nessuna aggressione, quella donna mente»
«La Procura della Repubblica è stata informata di tutto, anche di
quanto sostiene la signora. L’attività dei poliziotti era stata
delegata dall’autorità giudiziaria che aveva anche ordinato una serie
di accertamenti».
Secondo la polizia non c’è stato nessun gesto di violenza nei confronti della badante romena coinvolta in questa vicenda.
E assicura che tutto è stato fatto secondo le regole, in pubblico, e
che è stata immediatamente informata anche l’autorità giudiziaria
dell’episodio di resistenza.
E corrisponde al vero anche il fatto che la donna è stata accompagnata
all’interno del commissariato per firmare degli atti, ma senza azioni
violente.
Anzi, di fronte alle sue lamentele, sarebbe anche stata invitata a
presentare denuncia presso un qualunque ufficio di polizia o presso la
Procura della Repubblica, in modo da chiarire al più presto l’episodio.



